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Interventi in memoria di
Sergio Fedriani

Il Secolo XIX, mercoledì 11 gennaio 2006
La scomparsa di Sergio Fedriani

Giunto al capolinea di una malattia incalzante e inesorabile, appena cinquantaseienne, ieri mattina si è spento a Genova il pittore e illustratore Sergio Fedriani, “figurinaio” tra i più noti e amati in città. I suoi disegni, i suoi acquerelli, le sue incisioni, sempre riconoscibili a prima vista per la speciale cifra stilistica surreale, deliziosamente umoristica e appena lievemente malinconica, campeggiano rasserenanti sulle pareti di numerose case cittadine. I suoi luminosi orizzonti marini, i suoi cieli intensi stellati come nei presepi, i suoi infagottati omini sempre intenti a sognare, quelle brezze che sollevano e rendono leggero qualsiasi oggetto, quelle nuvole, navi, cipressi, gabbiani, pesci, oramai di fama internazionale, fanno parte eppure a pieno titolo dell’immaginario ligustico del Novecento, precisamente accanto ai bimbetti di Luzzati, ai pensionati di Mangini, agli anarchici di Costantini, ai pirati di Bottaro, agli schietti popolani degli Origone. Ce ne rendiamo conto solo ora che, dopo trent’anni di traboccante aspersione d’incantevoli idee visive, tale fonte meravigliosa d’improvviso si è prosciugata.
È dal 1977, quando Fedriani decide di lasciare l’attività di architetto esercitata col Gruppo Sei, che i suoi disegni prendono a circolare pubblicamente, dapprima su riviste e libri e in mostre per gallerie private, poi ben presto a decorare confezioni e calendari (anche per la Fiat), e via via per oggetti di vario uso, scenografie, e pure per le fiancate di un “ArtBus” dell’Amt genovese. Oltre a prestigiose testate nazionali quali “Linus”, “L’Espresso”, “Il Corriere Medico”, “Capital”, “Il Sole 24 Ore”, “Wimbledon”, “ViviMilano”, negli anni collabora con entusiasmo e generosità a tutte le principali sigle editoriali genovesi, da quelle più consolidate, tra “La Riviera Ligure” e “Il Secolo XIX”, fino a quelle più avventurose: dagli esordi sulla rivista “Sgt. Kirk” alle sperimentazioni di “Imagocritica” e da tutte le pubblicazioni firmate Feguagiskia’studios (“La Bancarella”, “Andersen”, “NBN_New Book News”) a vari libri delle editrici cittadine Io e gli altri, Erga, EdiColors.
Il suo mondo di fantasia, che squaderna folgoranti idee oniriche, quasi dei calembour visuali, affidandosi a una figurazione di purezza incantevolmente infantile, a sorpresa appare adatto per quasi qualunque applicazione ed utilizzo. Se ne assicureranno la collaborazione inventiva, dagli esiti immancabilmente felici, ora il Teatro dell’Archivolto (per le scene di spettacoli come La grammatica della fantasia da Gianni Rodari e I cavoli a merenda da Sergio Tofano), ora lo studio De Jorio (per pannelli decorativi delle motonavi del gruppo armatoriale Grimaldi), ora il Gruppo Cronisti Liguri (per Cronaca di un anno di cronaca), ora l’Istituto Nazionale di Fisica della Materia (con diverse stampe-strenna di pregio), senza contare tante iniziative umanitarie e benefiche, come per l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla o la Cooperativa Sociale La Comunità.
Appaiono così subito evidenti alcuni tratti fondamentali del suo carattere: la sensibile disposizione alla dimensione sociale del vivere, la pronta disponibilità umana, il disinteresse ai lati più materiali dell’esistenza, la sostanziale gentilezza d’animo e magnanimità nell’offerta di se stesso. Può ampiamente testimoniare tutto ciò la larghissima schiera di amicizie sincere che è riuscito a raccogliere intorno a sé nel corso della sua vita, con facilità, presentandosi soltanto com’era. Poeticamente se stesso.
Quando scompare un artista, la retorica vuole che si plauda alla sua arte. Sarebbe fin troppo facile farlo lanciandosi in ricercati pareri che dimostrino in quali arcani modi Fedriani abbia saputo fondere, nella sua composita espressività arduamente classificabile, l’acrobatica asciuttezza concettuale di Saul Steinberg con il brio cromatico di Lele Luzzati, l’humour noir di Roland Topor con il paziente tratteggio incisorio di Edward Gorey, il rigore elegante di Dino Battaglia con l’estasi dissolutoria dell’acquerello di Jean-Michel Folon. Viceversa è ben più difficile trovare le parole quando scompare un uomo e un amico, amato da molti (da tutti?) d’un profondissimo sentimento fraterno. Sergio resta indimenticabile, per chiunque l’abbia conosciuto personalmente, ancor meno per i suoi disegni che per la sua presenza, discreta ma sempre calda; per la sua sorprendente cultura, classica come moderna, e letteraria come musicale, e pittorica come cinematografica; per la sua umanità soprattutto, per il suo sorriso contagioso, per le sue sacrosante indignazioni civili, per il suo senso dell’umorismo. Per com’era e per come non è più. Sarebbe bello e sarebbe giusto, considerano in tanti, che almeno adesso la sua città trovasse come ricordarlo in qualche modo ufficiale e duraturo.

Ferruccio Giromini