Interventi in memoria di
Sergio Fedriani
giovedì 12 gennaio 2006A metà dell'operaSono venuta a lavorare e non riesco a staccare il pensiero da te, da Chiara ma ancora e ancora da Sergio e dalla palpabile rete di affetti profondi che ha creato con il suo modo di essere e di vivere la vita.
Sono qui in un posto un po' squallido dove viene gente che ha tanti problemi gravi e sulla parete c'è il manifesto della mostra di Sergio "La vita è sogno". L'avevo portato io tanto tempo fa, mi sembra che sia con noi da sempre. In uno degli ultimi traslochi si era pesantemente rovinato, ci siamo guardati e ci siamo messi al lavoro con scotch, forbici, una cornice nuova. Non vogliamo o non possiamo farne a meno. Vedi, la gente che lavora con me non conosceva Sergio, ma quei colori, segni, parole erano entrati dentro, una cosa buona, una compagnia positiva, anche qualcosa che tiene insieme.
Così stamani, Sergio che tiene uniti attraverso gli affetti, le parole, i simboli che permettono di ricordare, pensare, capire, capirsi, condividere, sospendere, annodare e riannodare fili.
Il primo ricordo che ho di Sergio è sulla neve di Bardonecchia da studenti, credo ginnasiali, eravamo sia io che lui tra quelli più imbranati, con attrezzature sciistiche raccogliticce e antiquate, le inevitabili cadute, quasi da vignetta umoristica, a palla contro un albero, ricordo il suo sorriso, senza baffi ma quello di sempre.
Mi hai detto che quel sorriso l'ha portato con sè e l'ha regalato a chi gli stava vicino fino all'ultimo.
Mi dispiace tanto non averlo neanche salutato con un gesto, dalla porta. Tutto è stato così veloce!
Me lo continuo a raffigurare con un pennello in mano, come se la malattia lo avesse colto a metà di una pennellata, di un'opera, a metà dell'opera, poi però l'immagine cambia e prevale il senso di un tutto intero che si compone, pieno.Alessandra Schiaffino