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Associazione Culturale Sergio Fedriani

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Interventi in memoria di
Sergio Fedriani

mercoledì 20 settembre 2006
Scusate il ritardo

Scusate il ritardo.
Uno dei miei tanti difetti è proprio quello di fare le cose sempre un po’ dopo il necessario.
Per timidezza, o solo perchè alcuni funzionano a velocità diverse da altri..
Un saluto a Sergio non solo è doveroso, ma tanto tanto sentito.
Sono tanti anni che non vivo più a Genova, e purtroppo riesco ad andarci così poco che quasi me ne vergogno.
Però i luoghi si apprezzano diversamente da lontano, e comunque ti rimangono dentro come una traccia indelebile del tuo essere. I luoghi e le persone.
La scomparsa di Sergio è la scomparsa di un pezzetto della mia Genova. La Genova dei palazzi improbabilmente signorili del centro antico,dei rumori delle botteghe, del profumo di focaccia di fiore, delle persone riservate all’inverosimile ma piene di affetto da dare a chi entra nella loro vita.
Ho diviso lo studio di Canneto con Sergio per alcuni anni.
Due orsi diffidenti e gelosi della propria orsaggine e tendenza alla solitudine.
E’ stato divertente vedere trasformare questa iniziale diffidenza in una confidenza gradevole e amichevole. Chi entrava nella nostra grande stanza vedeva un confine, dato da una libreria sghemba e disordinata (la mia) piena di riviste e libri raccolti con passione maniacale (ma cosa sarà mai il minimalismo?).
Da una parte una sedia a sdraio e una scrivania bella ordinata, spazzolata ogni sera alla fine della giornata di acquarello di sergio. Dall’altra una poltrona pacchianissima e barocca e un marasma di lavori sovrapposti e in attesa di essere finiti, mai uno solo per volta.
Non credo che sergio abbia mai apprezzato il soul o il jazz delle mie cassette, o la radio che tenevo accesa tutto il giorno.
Ma la cosa carina erano le chiacchiere condite da focaccia, ogni mattina, su ogni argomento possibile, d’accordo su tutto, a smontare il mondo e rimontarlo ogni po’.
Lasciare lo studio di via canneto per andare a vivere a bologna è stato la parte più difficile del trasloco.
Per questo ogni volta che passavo da Genova, salutare Sergio e lo studio,e i vicoli, era un appuntamento fisso.
Ed è proprio così che ho saputo della malattia, un giorno che il telefono suonava a vuoto…….strano, ma dove sarà andato?
Un abbraccio grande Sergio, dovunque tu sia.
E un bacio a Piera e Chiara.

Barbara Vagnozzi