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Interventi in memoria di
Sergio Fedriani

lunedì 30 gennaio 2006
Un ricordo di Sergio Fedriani

Vorrei dirvi, sì, il mio dispiacere per Sergio ma soprattutto passarvi questo ricordo che ho di lui, l’unico che non abbiamo in comune.
Per alcuni anni io e Sergio ci siamo incontrati al Salone del libro per ragazzi a Bologna, la prima volta per caso, le altre quasi per forza visto che giravo tutti i padiglioni finché non lo trovavo. Per me la fiera non era conclusa finché non vedevo “il mio amico Sergio” (ironizzavano i colleghi). Era una tradizione. E quando vedevo quel bel faccione da crucco, quei baffoni démodé, quegli occhi sorridenti e dolci, ma soprattutto sentivo quella voce pacata, sorridente anche lei, gentile (forse un po’ troppo per me sordastra) allora mi sentivo a casa, come il contadino che incontra il compaesano in città. Ci dicevamo due cazzate cavesi, due rimembranze malojesche, due promesse di tresette e ciò bastava a farmi tornare contenta in albergo.
Sergio aveva su di me un effetto piacevolissimo, una sensazione di calma e sicurezza come il vecchio maglione di casa. Non ci vedevamo per anni, ma appena ci incontravamo l’intimità e la piacevolezza riprendevano a scorrere scintillanti. Non mi capita con tutti, anzi. Ma questo era un pregio di Sergio, pregi umani (oltre l’arte) merce rara.

Guia Croce