Nuova pagina 1

Associazione Culturale Sergio Fedriani

il lavoro di
Fedriani
album
mostre
iniziative
link
documenti
leggi gli
interventi
scrivi un
intervento
iscriviti
manda
una email

Interventi in memoria di
Sergio Fedriani

giovedì 12 gennaio 2006
Sergio fa parte del Gruppo 6

Questo non è il racconto di un’esperienza individuale, ma vuole essere la testimonianza di una storia vissuta da un piccolo gruppo di persone che si è formato un bel po’ di tempo fa, pressappoco quando i protagonisti del racconto avevano l’età che hanno adesso i loro figli, ed è soprattutto a loro, e ai ragazzi della loro età che viene dedicato.
L’esperienza è stata importante per coloro che l’hanno vissuta, ma credo che anche per altri possa valere la pena di ascoltarla perché, nonostante il tempo che è passato, mantiene intatto il suo valore e il suo significato.
Io sono semplicemente il portavoce di questo gruppo e, siccome Sergio ne faceva parte, ne fa parte, questo può essere un modo per dare voce anche a lui, adesso.
Il gruppo si chiamava “Gruppo 6” e si era formato tra alcune persone che hanno iniziato insieme la facoltà di architettura qui a Genova nel 1969.
Erano anni di movimento e di passione e ciò che ci accomunava, come tante altre persone in quegli anni, era l’interesse non solo per l’architettura ma soprattutto per tutto ciò che intorno a noi si stava trasformando: la politica, la cultura, la musica, i film, il nostro stesso “essere giovani”. Ci siamo incrociati nelle aule dell’Università, ed è stato facile passare da una semplice conoscenza per preparare insieme i primi esami ad un rapporto più profondo e coinvolgente: insieme abbiamo partecipato alle assemblee e alle manifestazioni studentesche, abbiamo fatto viaggi, abbiamo visto mostre, abbiamo conosciuto persone interessanti; a un certo punto abbiamo aperto uno studio con questo “mitico” nome, Gruppo 6, nel quale, ancora studenti, abbiamo iniziato a combinare studio, vita e lavoro, consapevoli che sarebbe stato indispensabile cercare insieme una prospettiva professionale che, anche allora, non era per niente facile affrontare.
Sono stati anni di grande creatività e di grande crescita, per noi indimenticabili.
Poi, inevitabilmente, la vita ci ha diviso: Sergio ha iniziato a sviluppare professionalmente la sua attitudine per il disegno e la grafica, e così è stato per Andrea, che ha aperto anche lui uno studio grafico. Roberta ha iniziato ad appassionarsi di tessitura e si è creata un campo di attività in questo settore. Fabia insegna all’Università, dove ha coltivato la sua passione per l’approfondimento critico del rapporto tra uomo e città, Riccardo è dirigente in Regione e si è occupato prima di programmazione dell’edilizia e ora di logistica, Gennaro è un affermato professionista a Londra. Enrico ha in qualche modo ereditato l’attività dello studio, io ho fatto diverse esperienze, nel pubblico e nel privato.
Recentemente, l’estate scorsa, cadeva il trentesimo anniversario della nostra tesi (fatta, naturalmente, in gruppo). Enrico ha lanciato l’idea di ritrovarci tutti a festeggiare l’avvenimento, e dopo qualche dubbio e ripensamento, ma non siamo mai stati di decisione rapida, abbiamo organizzato una cena memorabile, utilizzando come tovaglie le grandi tavole della nostra tesi. La cosa naturalmente non è particolarmente originale, ma vi assicuro che è stato bello ritrovarci quella sera e rivivere insieme qualcosa di quell’esperienza comune.
Perché dicevo all’inizio che questa storia vale la pena di essere ascoltata? Perché non si tratta solo di una questione di nostalgia, di un semplice ricordo del passato, ma credo che da questo racconto possa emergere qualcosa che continua ad essere intatto e vivo, e che forse può servire anche ad altri, in particolare ai nostri figli e ai ragazzi della loro età.
Ciò che voglio dire è che in realtà abbiamo trascorso insieme gli anni più importanti della nostra vita, quelli nei quali ciascuno di noi ha posto le basi per il suo futuro. Ciò è avvenuto all’interno del gruppo in una relazione tra noi che è sempre stata di grande libertà e, nello stesso tempo, di condivisione e di solidarietà. In questa sfera di amicizia ciascuno di noi ha potuto capire meglio sé stesso, le sue vocazioni e le sue capacità, trovando negli altri, allo stesso tempo, occasioni di confronto e affetti. E’ stata una grande esperienza e spero che tanti altri possano viverne una analoga negli anni della loro formazione.
Vorrei anche dire che nonostante tutti i cambiamenti individuali e collettivi, il valore di questa esperienza ed il segno profondo che ha lasciato nella nostra vita non finiranno mai, e Sergio, uno di noi, continua ad essere presente in questa impronta.

Andrea Pasetti